Il punto non è fare più traffico. Il punto è smettere di buttare via richieste.
Se oggi stai già pagando Google Ads, pubblicando contenuti o ricevendo contatti da Google Maps e WhatsApp, una landing page per generare lead non deve limitarsi a raccogliere un nome e un numero. Deve fare due cose senza scuse: chiarire subito per chi sei e per chi non sei, e trasformare l’interesse in un prossimo passo misurabile.
Molte PMI italiane perdono conversioni per motivi banali: risposta lenta, messaggio confuso, form troppo lungo o troppo corto, follow-up inesistente. La landing diventa allora un imbuto che perde. Qui sotto trovi un approccio pratico, orientato alla qualificazione e non alla vanità dei numeri.
Cos’è davvero una landing page per generare lead
Una landing page non è una pagina “bella”. È una pagina progettata per far compiere un’azione specifica a un utente che arriva da una sorgente specifica.
Se stai portando traffico da una campagna “Preventivo infissi”, la landing non può parlare di tutto il catalogo e poi chiedere genericamente “Contattaci”. La promessa della campagna deve continuare nella pagina, con la stessa lingua e lo stesso risultato atteso.
C’è anche un altro punto: una landing non dovrebbe solo generare lead. Dovrebbe generare lead che un team può gestire senza impazzire. Questo significa che la pagina deve impostare aspettative, raccogliere informazioni utili e avviare un processo.
Le 5 perdite più comuni che ti costano lead
La prima perdita è il disallineamento tra annuncio e pagina. L’utente clicca per un motivo, tu gli mostri un altro. Si sente fregato, torna indietro.
La seconda è la frizione. Se chiedi troppi campi prima di aver dato un motivo valido, ti stai autosabotando. Se invece chiedi troppo poco, ti riempi di curiosi e perdi tempo.
La terza è la mancanza di prova. Se dici “siamo i migliori” senza esempi, numeri o casi, chiedi un atto di fede.
La quarta è la gestione dopo il click. Anche con una landing perfetta, se rispondi dopo 6 ore hai già perso chi era più motivato.
La quinta è la mancanza di misurazione. Se non distingui costo per contatto da costo per contatto qualificato, non puoi ottimizzare. Stai solo spendendo.
Prima regola: la landing si scrive prima del design
Quando una landing non converte, spesso non è un problema di colori. È un problema di proposta.
Inizia da queste tre frasi, in questo ordine.
La prima: “Aiutiamo [tipo cliente] a ottenere [risultato] senza [ostacolo]”. Se non riesci a scriverla in modo specifico, la pagina sarà generica.
La seconda: “Questo è il prossimo passo”. Non “contattaci”. Qualcosa di concreto: “Richiedi un preventivo in 2 minuti”, “Prenota una chiamata di 15 minuti”, “Ricevi una valutazione”.
La terza: “Ecco cosa succede dopo”. Le persone non amano l’incertezza. Spiega tempi e modalità: “Ti rispondiamo entro 10 minuti” oppure “ti richiamiamo entro oggi”. Se non puoi garantirlo, è già un segnale operativo da sistemare.
L’offerta: non serve regalare lavoro, serve ridurre il rischio
L’offerta giusta dipende dal ciclo di vendita.
Se vendi servizi ad alto valore, spesso funziona meglio un “passo di qualificazione” (call breve, audit, checklist guidata) piuttosto che un preventivo immediato. Ti protegge dai perditempo e ti permette di alzare la qualità delle conversazioni.
Se vendi prodotti o servizi con prezzi abbastanza standard, un preventivo veloce può funzionare, ma a una condizione: devi chiedere le due o tre informazioni che cambiano davvero il prezzo, altrimenti inviti richieste impossibili da gestire.
Il trade-off è semplice: più barriera metti, meno lead totali avrai ma mediamente più intenzione. Se oggi sei sommerso da richieste a bassa qualità, alzare leggermente la barriera è spesso un guadagno netto.
Prova e credibilità: cosa inserire davvero
Testimonianze generiche tipo “servizio ottimo” aiutano poco. Molto meglio una prova contestuale.
Se puoi, usa numeri legati al risultato: tempi di consegna, riduzione dei costi, aumento di appuntamenti, percentuali di preventivi accettati. Se non puoi usare numeri, usa specificità: settore del cliente, problema iniziale, risultato ottenuto.
Poi mostra i vincoli. Sembra controintuitivo, ma alza la fiducia: “Lavoriamo solo su X zone” o “Non gestiamo urgenze sotto le 24 ore”. Filtri prima, discuti meglio dopo.
Il modulo: pochi campi, ma quelli che contano
Non esiste il numero perfetto di campi. Esiste il numero minimo per decidere il prossimo passo.
Per molte PMI, i campi essenziali sono nome, contatto e una domanda che qualifica. Esempi pratici: budget indicativo, zona, tempistiche, tipo di esigenza.
Se hai un servizio complesso, puoi spezzare la richiesta in due step: prima catturi il contatto, poi fai due o tre domande aggiuntive. Il vantaggio è che non perdi chi è di fretta, ma ottieni comunque dati.
Evita due estremi: chiedere 12 campi (crolla il tasso di conversione) o chiedere solo email (ti riempi di lead freddi e poi ti lamenti che “i lead non funzionano”).
Messaggio e micro-copy: il lavoro nascosto che fa soldi
La maggior parte delle landing perde conversioni nei dettagli.
Sotto il pulsante non scrivere “Invia”. Scrivi cosa ottiene: “Ricevi il preventivo” o “Prenota la chiamata”. Vicino al campo telefono puoi ridurre l’ansia: “Solo per confermare l’appuntamento, niente spam”.
E soprattutto, togli ambiguità. Se rispondi solo in orario ufficio, dillo. Se rispondi in 10 minuti, mettilo in evidenza. La trasparenza batte la promessa vaga.
La velocità di risposta: la variabile che decide tutto
Una landing può anche convertire al 20%. Ma se poi la risposta arriva quando il prospect ha già parlato con un concorrente, quel 20% è finto.
Qui molte aziende scoprono un problema organizzativo: non è che “mancano lead”. Manca copertura. Le richieste arrivano alle 21, nel weekend, quando sei in riunione, quando stai lavorando. E ogni ora di ritardo abbassa la probabilità di chiudere.
La soluzione può essere un processo più disciplinato, oppure un sistema che risponde e qualifica subito. Se vuoi una strada rapida, un “Commerciale Artificiale” come SaleAssistant AI può gestire la prima conversazione 24/7, fare domande di qualificazione e notificarti solo quando c’è intenzione reale, evitando che il team sprechi tempo su richieste ripetitive.
Misurazione: smetti di guardare i click, guarda i qualificati
Se la tua metrica principale è il costo per click, stai ottimizzando la cosa sbagliata.
Una landing page per generare lead deve essere collegata a metriche commerciali: costo per lead qualificato, tasso di appuntamenti fissati, tasso di preventivi inviati, tasso di chiusura, valore medio.
Questo cambia anche le decisioni di marketing. A volte una keyword costa di più ma porta lead che comprano. A volte una campagna economica ti riempie di contatti che chiedono “quanto costa” e spariscono.
Quando tracci correttamente le fasi, vedi dove si rompe il flusso. Se hai tanti lead ma pochi qualificati, il problema è la pagina o l’offerta. Se hai molti qualificati ma poche chiusure, il problema è il commerciale o il follow-up.
Struttura consigliata: semplice, ma non minimalista
Se vuoi una struttura che funziona nella maggior parte dei casi, pensa a una pagina che accompagna l’utente in modo lineare.
Apri con una promessa specifica e una call to action visibile subito. Subito dopo, spiega in 3-5 righe come funziona e cosa succede dopo l’invio. Poi inserisci due o tre prove forti (testimonianze specifiche o casi). A seguire, chiarisci cosa è incluso e cosa no, con un linguaggio netto. Chiudi con una seconda call to action e un elemento di rassicurazione (tempi di risposta, privacy, zona coperta).
Se hai un pubblico che confronta molto, puoi aggiungere una sezione breve su “perché noi” basata su differenze operative: tempi, processo, garanzie, modalità di lavoro. Non una lista di aggettivi.
Quando una landing non è la scelta giusta
Se il tuo servizio è altamente personalizzato e richiede fiducia profonda, una singola landing potrebbe non bastare. Potresti aver bisogno di contenuti di supporto o di una call più lunga. In questi casi la landing deve puntare a un micro-impegno, non alla vendita.
Se invece vendi a un pubblico che ti conosce già (retargeting, newsletter, clienti esistenti), una landing troppo esplicativa può essere inutile. Serve velocità: pochi elementi, un’offerta chiara, conversione immediata.
Dipende anche dal canale. Traffico freddo da ads richiede più contesto e prove. Traffico caldo da referral richiede meno spiegazioni e più rapidità.
La scelta che fa crescere: qualificare prima, vendere meglio
La landing page per generare lead non è un esercizio di grafica. È una decisione di gestione commerciale: quanta incertezza vuoi lasciare all’utente, e quanta confusione vuoi lasciare al tuo team.
Quando la pagina promette poco ma mantiene tanto, succede una cosa rara: arrivano meno “preventivi tanto per” e più conversazioni che meritano attenzione.
Se devi tenere a mente una sola idea, è questa: la tua landing non deve convincere tutti. Deve far avanzare velocemente le persone giuste e mettere in pausa quelle sbagliate. Il resto è rumore.
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