Un contatto compila un form alle 21:47. Tu lo vedi la mattina dopo, rispondi tra una call e l’altra, e intanto lui ha già scritto a tre competitor. Non hai perso per prezzo. Hai perso per tempo.
Quando un imprenditore mi chiede “quanto costa un assistente AI per le vendite?”, quasi sempre sta cercando una scorciatoia per una cosa molto concreta: smettere di buttare via lead per ritardi, risposte vaghe, follow-up dimenticati e conversazioni non tracciate.
Il punto non è il costo in sé. Il punto è quanto ti costa oggi non averlo.
Quanto costa un assistente AI per vendite: le fasce reali
Parliamo di numeri, senza poesia. Il mercato si divide in tre fasce abbastanza nette.
La prima è quella “entry-level”, spesso tra 20 e 100 euro al mese. Qui trovi chatbot o assistenti AI generici, talvolta con un’interfaccia gradevole, ma con una logica commerciale debole. Rispondono, sì. Qualificano, dipende. Se il tuo obiettivo è “coprire” un po’ di FAQ e fare presence 24/7, può bastare. Se vuoi trasformare traffico in opportunità misurabili, questa fascia spesso si ferma prima della linea del traguardo.
La seconda fascia è quella operativa, tipicamente tra 100 e 400 euro al mese. Qui iniziano le cose che contano davvero: domande di qualificazione strutturate, routing dei lead, notifiche in tempo reale, dashboard, integrazioni essenziali e una minima “disciplina” sui dati raccolti. È la fascia che di solito ha senso per PMI e professionisti che già pagano traffico, ricevono richieste e stanno perdendo opportunità per gestione disordinata.
La terza fascia è quella enterprise o su progetto: da 500 euro al mese in su, fino a migliaia. Qui entrano in gioco compliance, ambienti dedicati, integrazioni profonde, SLA, personalizzazioni, e spesso consulenza. Ha senso se hai volumi importanti, processi complessi, più team commerciali, e un CRM già “serio” da alimentare.
Fin qui sembra semplice. Ma due aziende nella stessa fascia possono ottenere risultati opposti. Perché il prezzo non è la metrica principale.
Da cosa dipende davvero il costo (e perché i preventivi variano)
Il costo di un assistente AI per le vendite non dipende solo dal “software”. Dipende dalla quantità di lavoro che deve fare al posto tuo e da quanto deve essere affidabile mentre lo fa.
Il primo driver è il canale. Un assistente che vive su una landing dedicata e serve campagne ads ha un lavoro diverso da uno messo come widget “tanto per”. Nel primo caso deve convertire, qualificare e instradare. Nel secondo spesso finisce a fare conversazione.
Il secondo driver è la qualità della qualificazione. Se l’assistente si limita a chiedere nome e email, stai pagando un modulo un po’ più carino. Se invece raccoglie budget, urgenza, obiettivo, vincoli, e lo fa con logica coerente con il tuo modo di vendere, allora sta facendo lavoro commerciale vero.
Terzo driver: dati e tracciamento. Se ogni chat resta una chat, non hai creato infrastruttura. Se ogni conversazione produce dati strutturati, segmenti, motivi di perdita, e tempi di risposta, allora puoi ottimizzare davvero. Ed è qui che il costo inizia ad avere senso, perché stai comprando controllo.
Quarto driver: integrazioni e notifiche. Il valore esplode quando il lead “giusto” arriva subito alla persona giusta, con contesto completo, e con un promemoria di follow-up. Senza questo, l’assistente diventa un filtro che nessuno guarda.
Quinto driver: tempo di attivazione. Se per andare online servono due settimane di setup, prompt engineering, test e correzioni, il costo reale non è il canone. È l’energia mentale che ti mangi e che rimandi.
Il confronto che conta: assistente AI vs costo umano
Molti ragionano così: “Se costa 200 euro al mese, allora tanto vale assumere qualcuno part-time”. È un confronto comprensibile, ma quasi sempre sbagliato.
Un’assistente o un commerciale junior non costa 200 euro al mese. Ti costa stipendio, contributi, ferie, malattie, onboarding, supervisione e, soprattutto, disponibilità limitata. E non è una critica alle persone. È un dato operativo: nessuno risponde 24/7, nessuno mantiene qualità costante sotto pressione, e nessuno compila automaticamente un CRM ad ogni conversazione.
Dall’altra parte, un assistente AI non sostituisce la vendita consultiva, la negoziazione, la relazione. Sostituisce il caos a monte. E questo è il punto: ti libera il team per fare ciò che solo un umano può fare, ma lo fa su lead già filtrati.
Se oggi il tuo processo è: traffico → contatto → risposta in ritardo → chat su WhatsApp senza struttura → “ci sentiamo” → sparito, allora stai pagando un costo fisso invisibile ogni giorno.
Il vero criterio: costo per lead qualificato, non costo al mese
Se stai investendo in acquisizione, la domanda corretta non è “quanto costa al mese”. È “quanto mi costa ogni opportunità qualificata?”.
E qui la matematica diventa tua alleata. Esempio semplice.
Mettiamo che oggi ricevi 100 richieste al mese. Tra tempi di risposta, domande non fatte e follow-up saltati, ne qualifichi davvero 25. Chiami “qualificato” un lead con budget minimo, bisogno chiaro e disponibilità a parlare.
Se introduci un assistente AI che risponde subito e fa qualificazione strutturata, magari quei 25 diventano 45. Non perché l’AI “vende”, ma perché non lascia evaporare i contatti e non ti fa perdere tempo con chi cerca solo un prezzo via messaggio.
A quel punto, anche un canone da 300 euro al mese è 6,6 euro per lead qualificato in più (300/45), o anche meno se guardi solo l’incremento. E se il tuo valore medio cliente è 1.000, 2.000 o 10.000 euro, capisci subito che la conversazione sul “costo” cambia tono.
Questo è anche il motivo per cui collegare campagne Google Ads o social direttamente a una pagina progettata per qualificare ha più senso che mandare traffico su una homepage generica. Non stai comprando click. Stai comprando probabilità di conversione misurabile.
Quando un assistente AI costa poco, ma ti costa caro
C’è un caso in cui “spendere poco” è la scelta più costosa: quando l’assistente è generico e non orientato alla conversione.
Se risponde in modo impreciso, crea aspettative sbagliate e poi il commerciale deve “ripulire” la conversazione, hai introdotto attrito.
Se non sa fare domande e raccoglie solo contatti, ti lascia comunque il lavoro pesante: capire chi è serio, chi no, e chi va richiamato subito.
Se non produce dati strutturati e non ti permette di segmentare intenti e priorità, non migliora il processo. Lo maschera.
Se non notifica in tempo reale e i lead restano in un pannello che nessuno guarda, non stai automatizzando. Stai accumulando.
Un assistente AI “economico” ha senso solo se la tua esigenza è minimale. Se invece vuoi un risultato commerciale, devi valutare il costo totale: tempo risparmiato, opportunità recuperate, e disciplina introdotta nel funnel.
Cosa chiedere prima di pagare (senza farti incantare)
Se vuoi evitare di comprare un giocattolo, fai tre domande operative.
La prima: “In quanto tempo posso andare live, davvero?”. Se la risposta è vaga o dipende da troppe cose, preparati a rimandare.
La seconda: “Che dati mi consegna dopo ogni conversazione?”. Se ti parlano solo di trascrizioni e non di campi strutturati (esigenza, budget, urgenza, interesse prodotto), stai comprando testo, non pipeline.
La terza: “Come gestisce il passaggio all’umano?”. Se non c’è routing, notifiche e contesto, il tuo team continuerà a lavorare al buio.
Non sono domande da tecnici. Sono domande da persone che vogliono controllo.
Un modello pratico per stimare il ROI in 10 minuti
Prendi questi tre numeri: lead inbound mensili, tasso di risposta entro 5 minuti, e percentuale di lead che oggi arrivano a una chiamata o preventivo.
Poi fai una stima conservativa: con risposta immediata e qualificazione guidata, quante chiamate in più potresti ottenere? Anche un +20% spesso è realistico per chi oggi risponde “quando può”.
Infine moltiplica per il tuo tasso di chiusura e per il margine medio. Se il risultato supera il canone mensile già con uno o due clienti recuperati, hai la tua risposta.
La parte interessante è che questo ragionamento ti costringe a guardare il funnel come una macchina, non come una speranza.
Dove entra SaleAssistant AI (se vuoi partire senza complicarti la vita)
Se stai cercando un assistente AI orientato alla qualificazione e all’instradamento, non un chatbot da “supporto”, piattaforme come SaleAssistant AI puntano proprio su velocità di attivazione e workflow conversion-first: inserisci il link del tuo sito, aspetti pochi minuti per l’auto-allenamento sui contenuti, poi lo usi su una landing con URL brandizzato o lo installi come widget con uno script. L’idea è semplice: risposta immediata, domande giuste, dati strutturati e notifiche, così tu e il tuo team parlate solo con chi ha intenzione reale.
Non è magia. È disciplina commerciale messa in automatico.
La scelta giusta non è “quanto spendo”, ma “cosa smetto di perdere”
Se ricevi lead inbound e senti che il problema non è generare contatti ma gestirli, allora un assistente AI per le vendite non è un costo accessorio. È un moltiplicatore di efficienza.
Fai pace con questa idea: il tuo mercato non premia chi risponde meglio. Premia chi risponde prima, con un processo che non lascia buchi. Quando metti ordine nel primo minuto della conversazione, tutto il resto diventa più facile: preventivi più puliti, chiamate più qualificate, pipeline più leggibile.
La prossima volta che ti chiedi “quanto costa un assistente AI per le vendite?”, prova a cambiare la domanda: quanto ti vale non perdere il prossimo lead buono solo perché è arrivato fuori orario?
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